I diritti delle donne

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«Quello che ti voglio dire in realtà è che ognuna di noi trae forza da uno scampolo di memoria del passato per dare un significato più grande al suo presente. […] Ti sentirai dire che essere giovani all’inizio del millennio è molto dura. Che troverai lavoro con difficoltà in un mondo in cui la sicurezza economica traballa. C’è del vero naturalmente, ma non è una legge di natura. Dipende da ciascuno di noi scegliere chi ci governa, orientare lo sviluppo e la tutela dei beni comuni, distribure la ricchezza in modo da evitare le ingiustizie. E dipende dalle ragazze e dalle donne battersi per la propria libertà e per una civiltà che le rispetti: tocca farlo con gli occhi aperti e la mente sveglia. Lo sai che a me ha dato un grande sollievo sapere che non dovevo inventare la ruota? Almeno da questo punto di vista nessuna ragazza è nullatenente: tutte hanno un patrimonio da scoprire e ereditare. Del resto Nina, la protagonista di questo libro, lo dice chiaro e tondo nelle ultime righe: mi sono resa conto di avere un passato importante».

Torna Nina e i diritti delle donne, con una nuova edizione, nelle librerie: torna e saremo con l’autrice del libro, Cecilia D’Elia, proprio l’8 marzo alla Casa internazionale delle Donne di Roma per la fiera FEMINISM, e il 20 marzo nella Biblioteca Collina della Pace per proseguire un viaggio lungo, iniziato nel 2011, di incontri con ragazzi e ragazze sul valore dei diritti che le donne hanno conquistato in questo paese. Con fatica, con determinazione. Diritti che vanno tutelati, ampliati, diffusi. Bambine e ragazze non sono nullatenenti, ce lo ricordano le parole di Mariella Gramaglia, la cui introduzione regalata per la prima edizione del libro è ancora attuale. Una dolcezza e una consapevolezza potente – quella di Mariella – per un impegno di cui le siamo grate. Non solo per questo libro, ma per molto altro.

In questo anno di anniversario importante – i 70 anni della nostra Costituzione – la storia dei diritti delle donne ci ricorda le parole di un padre costituente lucido e poco uso ai narcisismi, Pietro Calamandrei che ai giovani nel ’55 ricordò che la Costituzione non è «immobile […] è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire.[…] una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società […] polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica».

La storia dei diritti delle donne ha saputo far sì che la Costituzione fosse applicata, come nello spirito voluto dalle madri Costituenti (21 su 556), agita e resa viva. Raccontarlo, renderlo patrimonio comune vivo, alle figlie e ai figli è un nostro dovere.

E grazie quindi a Cecilia D’Elia, che accettò di scrivere questa storia, un bel po’ di tempo fa e che ancora ha voglia di raccontarla, a Rachele Lo Piano che l’ha disegnata e alle donne che non ci fanno sentire nullatenenti.

Naturalmente grazie a Mariella Gramaglia, con grande e profondo affetto.